Il Clan va a teatro
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- Pubblicato Lunedì, 23 Gennaio 2012 21:01
- Scritto da Michela
Metti una sera, il clan a teatro
Secondo evento vissuto dal Clan Santo Graal per introdursi al Capitolo sulla cittadinanza attiva. Un’uscita un po’ diversa, ma ricca di contenuti e spunti per la riflessione. I cittadini attivi sono i cittadini informati. A 20 anni dall’uccisione brutale dei giudici Falcone e Borsellino, siamo andati a farci raccontare come andarono davvero le cose. Siamo andati a sentire la voce di chi c’era e a farci ricordare che per sconfiggere la mafia non c’è bisogno di eroi, ma di semplici cittadini che, però, vogliano farlo.
Commenti e riflessioni post-serata a cura dell’Alfiere di Clan (Denis)
Il 7/1/2012 è successo qualcosa che mi ha colpito profondamente, una cosa semplice anche se forse inusuale per un clan: siamo andati a Teatro.
Lo spettacolo in questione era “Chi ha Paura Muore Ogni Giorno – i miei anni con Falcone e Borsellino”, tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Ayala e interpretato dallo stesso.
La prerogativa con cui nacque il libro era quella di descrivere fedelmente la lotta alla mafia degli anni 80 e il ruolo dello Stato in questa battaglia in modo obbiettivo e schietto e Ayala è l’uomo perfetto per questa missione; l’intero spettacolo si è svolto come un grande racconto autobiografico di una piccola parte della sua vita, spesso non raccontata e non capita, che aveva come protagonisti lui, Falcone e Borsellino.
Ascoltare la testimonianza diretta di un sopravvissuto alla lotta contro la mafia fa riflettere e star male. Ayala ripercorre tutti gli avvenimenti dalla creazione del pool antimafia, alla collaborazione dei primi mafiosi pentiti con i magistrati, al maxiprocesso fino all’omicidio dei suoi due migliori amici, oltre che colleghi.
La storia da raccontata lascia l'amaro in bocca e porta ad interrogarsi sul nostro impegno civile: Cosa faccio io per cambiare le cose?
Tutti sanno, ma nessuno vuol sapere, tutti vogliono dare del loro, ma nessuno ha il coraggio si farlo.
L' affresco con cui è dipinta l'Italia di quegli anni è pieno di sangue ed ingiustizie, è un racconto che lascia col fiato sospeso dall’inizio alla fine, è una fiaba senza il vissero felici e contenti, e lascia intuire che molte cose non possono ancora essere dette, perché Mafia e Stato sono forse più vicine di quello che si pensa. Come ha detto Ayala, è come una partita di calcio, tra la nazionale dello Stato e la squadra Mafia, dove però alcuni giocatori dell’una giocano con la maglia dell’altra e viceversa. E se i giocatori in campo non sono perfettamente riconoscibili, se la partita è truccata, anche la Nazionale più forte ha difficoltà a vincere.
L’intero spettacolo mi ha fatto capire però, come il mondo possa davvero cambiare con l’impegno di ognuno di noi, la posta in gioco è alta e i sacrifici insostenibili.
E' stata un’uscita davvero emozionante, un racconto vissuto che è valso forse più della lettura di mille libri; per noi giovani infatti è difficile conoscere avvenimenti del genere.
La mafia è una realtà attuale e potente, i cui crimini sono spesso impuniti e i benefici inaccettabili. Per usare le parole del libro “Questo e non altro, signore della corte, e' la mafia”